mercoledì 29 aprile 2015

Perdere le vecchie abitudini d'amare... è possibile?

Perché è così difficile staccarci da tutto ciò che alla fine ci porta a stare male?
Quanta fatica facciamo a staccarci dalle vecchie e distruttive abitudini di amare?
Quando l'amore mette in pericolo il nostro animo interiore?

Anche se trovassimo subito le risposte a questi interrogativi, non smetteremo di amare come stiamo facendo.
L'amore ambiguo, che riduce in pezzi ed un attimo dopo fa stare "sulla Luna", è uno degli intoppi più difficili da snodare.
Perché?
Liberarci dai rapporti disfunzionali, che siano d'amore, d'amicizia o di lavoro implica rivedere noi stessi... 
Implica quindi conoscere i motivi per cui non riusciamo a staccarci da quel legame.

Chiamare tutto ciò legame è il termine più azzeccato; infatti i rapporti di questo tipo ci stringono così forte all'altra persona, tanto da assorbirci e farci dimenticare le nostre risorse di donne.
Spesso è proprio questo l'intoppo: concedersi affettivamente con la garanzia di dover in qualche modo soffrire, quasi fosse una logica inevitabile. 
Se amo, dovrò anche star male.
Questa mattina, quando mi prendevo cura delle mie orchidee e ne tagliavo le radici secche che impedivano alla pianta di nutrirsi più in profondità, mi è venuta di colpo quest'associazione: quando si ama incondizionatamente queste radici, anche se secche e dannose per noi stesse, si rivelano al contrario necessarie.
Ed in fondo queste radici ricalcano la "radice madre" della nostra storia: il nostro passato d'infanzia.
Non dobbiamo stupirci quindi se "capitano sempre uomini assenti o sfuggenti" sotto mano... spesso questo non è un caso.
Quando ci si trova costrette a tagliare le radici dei rapporti distruttivi, molte volte si arriva a questa unica scelta come esito di una costrizione: 
-"sono costretta a separarmi da lui, non ho altra scelta".

Questo ha l'effetto di un violento schiaffo: tutte le fatiche, le speranze e le attese spazzate via in un attimo.
Tagliare le radici non sarà un cammino lineare. 
A volte nemmeno la medicina del tempo può lenire la ferita, se non accuratamente elaborata.
Il viaggio interiore alla ricerca dei motivi che ci legano a quel rapporto porterà al recupero di noi stesse, ri-conoscendo parti di noi che prima negavamo ed abbandonando i vecchi ruoli di bambine che tutt'ora ci condizionano.
Separarsi dagli amori distruttivi vuol dire imparare ad ascoltarci in profondità, fino a comprendere nei piccoli dettagli le ragioni che ci hanno legate a tutto ciò.
In questa lotta per la separazione incontreremo parecchi ostacoli...
in fondo, la nostra bambina interiore è saldamente intrecciata a quel legame e continua a sperare nella rivincita, per affermare il suo potere che in passato non ha avuto. 
 
 
 
Ed è proprio questo viaggio interiore, il pellegrinaggio più faticoso ma dai risvolti unici per la nostra individualità. 
Magari finite in terapia con l'amara ferita di esser state lasciate,
 ritroveremo la strada che porta alla nostra serenità interiore... 
e ri-nasceremo.
Non per gli altri,
ma per noi stesse.

Questo è lo spettacolo della ri-nascita a cui assisto nel mio lavoro.
Con grande coraggio, determinazione e perché no, anche qualche ricaduta, si ri-trova il terreno fertile dove ri-seminare i nostri semi più preziosi: i semi della nostra unicità.
Ed in questa terra non ci sarà bisogno di correre alla ricerca esasperata della conferma altrui, cesserà l'amare troppo come unica via dell'affetto e si calmeranno le acque dei ricordi nostalgici che ci fanno vedere il passato più frizzante del presente.
Queste parole rendono chiaro questo punto d'arrivo:

"Ho disdetto l'abbonamento al canale dei sogni, ho tolto la spina al proiettore di desideri distruttivi e rottamato la macchina che fabbricava illusioni. 
Salde le radici nel qui e ora, aperte le gabbie della mente, mi pervade una quieta felicità:
 io sono amore e gratitudine." (La mosca e la farfalla)  
 
Spesso accade però che queste nuove consapevolezza ci spaventino, a tal punto da ritornare indietro, negli abissi delle abitudini di un amore che calpesta ma che è stabile nella sua voracità.
Il cambiamento porta inevitabilmente ad una fase di vero e proprio lutto:
per le nostre antiche speranze di bimbe, 
per l'idea di coppia che abbiamo interiorizzato negli anni,
per la necessità di trovare una rivincita ed
avere potere su quell'uomo che incombe nei nostri giorni inquieti.

Come descrive bene la psicoanalista Marion Woodman:


Perché abbiamo così paura di cambiare?
Perché quando siamo così disperatamente desiderosi di un cambiamento, diventiamo ancora più disperati quando inizia la trasformazione?
Perché perdiamo la nostra fiducia infantile nella crescita?
Perché ci aggrappiamo alle vecchie cose invece di affidarci a nuove possibilità, a quei mondi inesplorati del nostro corpo, della nostra mente, della nostra anima?
Siamo capaci di piantare un bel bulbo di amarilli, di degli la giusta dosa d'acqua e di luce, ne osserviamo i primi teneri germogli, il fusto in rapida crescita, i boccioli, e alla fine rimaniamo ammirati davanti ai grandi fiori a campana che sembrano quasi suonare il loro 'alleluia' alla neve fuori.
Perché dobbiamo avere più fede in un bulbo di amarilli che in noi stessi?
Forse è perché sappiamo che la vita dell'amarilli risponde a qualche legge interna, una legge con cui abbiamo perso il contatto dentro noi stessi?
Se riusciamo a concederci il tempo di ascoltare l'amarilli, il suo stesso silenzio potrà risuonare dentro di noi, e potremmo sperimentare la sua eterna quiete.
Potremo trovarci dentro l'essenza del mistero.
E in quel luogo, il luogo della Divinità, potremo accettare la Nascita e la Morte.
L'elegante fiore delicato morirà: 
ma se al bulbo verranno dati il giusto riposo ed oscurità,
un nuovo fiore sboccerà il prossimo anno".
(tratto da: "Puoi volare farfalla", di M. Woodman)

Il distacco dalle vecchie abitudini inevitabilmente attiva una fase di caos ed instabilità.
Ma solo lasciando andare tutto ciò che calpesta la vostra gioia d'animo,
compresa la parte di voi che si cimenta in queste relazioni dannate,
ritroverete il senso del vostro divenire.

Buona settimana e buon ponte!
Barbara

giovedì 9 aprile 2015

Metti a tacere il tuo critico interiore! ...Con gentilezza...

Chi di noi non ha dentro di sé un'aspro critico interiore?
Quella sottile ma chiara voce che viene puntualmente a trovarci quando facciamo qualcosa di nuovo?
O quando ci stiamo impegnando in un progetto importante?

Spesso questa parte di noi ha delle aspettative altissime su quello che "dovremmo fare" e si ciba di perfezionismo, che naturalmente non riusciremo mai ad ottenere...
Non solo! Ci porta a pensare di essere soddisfatte di noi stesse solo se dimostreremo la perfezione in ogni ambito della nostra vita: dobbiamo essere impeccabili.
Quindi il mattino appena svegli avremmo già una precisa lista delle cose da fare assolutamente entro la mattinata, entro il pomeriggio ed entro sera ( e perché no, magari anche di notte nei nostri sogni?).
Questa severa programmazione degli impegni quotidiani potrebbe sembrare una lista della spesa per l'intero paese in cui viviamo e quindi a fine giornata non sarà mai portata a termine... e qui arriva puntuale la voce del nostro critico interiore:

"ecco vedi anche oggi non sono riuscita a concludere nulla,
tutte le mie colleghe ci riescono senza uno straccio di fatica
mentre io sono sempre indietro rispetto a loro."

Questi pensieri ci possono accompagnare anche fino agli ultimi istanti prima di addormentarci... oltre a farci mente locale sulla "programmazione" del giorno successivo scandendo bene orari, impegni ed incrociando il tutto... (e poi ci domandiamo come mai non riusciamo a prendere sonno?)
La nostra parte critica fatica a cimentarsi in qualcosa di nuovo perché sente che aumenterebbe il margine di rischio delle probabilità di fallire: agisce infatti come un'abile statista, approssimando le possibilità di successo e di fallimento. 
Quando compiamo un errore arriva di soprassalto una visione catastrofica che ci paralizza e ci ripetiamo di continuo: 

                        "ma come ho fatto? E che figura ho fatto davanti a tutti? Penseranno sicuramente che sono una fallita e rideranno di me..."

Le aspettative della nostra voce perfezionista sono così alte da essere irrealistiche.
Dovremmo avere il carisma e la grinta di Sarah Jessica Parker in "Sex and the City", la cura impeccabile della nostra casa di Bree nel telefilm "Desperate Housewives", la determinazione ed il coraggio sul posto di lavoro dell' assistente Anne Hathaway nel film " Il diavolo veste Prada" e non in ultimo... la forma fisica delle modelle brasiliane che sfilano nelle passerelle di intimo!
Se questi obiettivi non saranno raggiunti, non ci sentiremo mai abbastanza soddisfatte e continueremo disperatamente a ricercare di avvicinarci al nostro "ideale di donna che dovremmo essere".
Questa ricerca svaluta i nostri sforzi e cancella le possibilità creative che fioriscono da ciò che è inatteso o spontaneo.
Sminuiamo la nostra creatività soprattutto paragonandoci alle altre persone. E troveremo sempre chi scrive meglio, intrattiene i colleghi con più energia alle riunioni o presenta idee più utili.
Quindi la nostra parte "perfettina" ci condanna ad un principio del "tutto o niente" e di solito ci ritroviamo sempre sul versante del "nessun risultato raggiunto" o "raggiunto ma... non come immaginavamo".
Questa logica ci porta ad allontanarci da tutto ciò che potremmo essere o diventare, ritrovandoci sempre a fare i conti ed a castigarci per i fallimenti. 
Inoltre anche se raggiungiamo un obiettivo, siamo già travolte da tutti quelli che non abbiamo ancora raggiunto e non assaporiamo il godimento per il traguardo della giornata. 
La donna critica che vive dentro di noi non sopporta le nostre fragilità e le calpesta spingendoci a ricercare ideali irraggiungibili con un unico esito: non essere mai abbastanza.
Assicurati che il tuo peggior nemico non viva tra le tue orecchie.
Spazio per i pensieri negativi: 
cosa sta dicendo il tuo critico interiore?
"labbra piccole, noiosa, perdente, grassa,..."

Diviene quindi fondamentale prendere consapevolezza di questa nostra voce "saccente e mai contenta" e del peso che provoca nelle nostre vite.
Questo primo passo potrà portarci a lavorare su questa parte di noi ed anche qui c'è una regola fondamentale: distruggere questo critico interiore senza comprendere le ragioni della sua esistenza porterà ad un fallimento certo. Non a caso nel titolo di questo post ho richiamato la gentilezza come arma per poter mettere a tacere il nostro "sabotatore" ingrato.
Dato che si tratta sempre di una parte di noi, dobbiamo avvicinarla con rispetto.

Questa voce perfezionista ha sicuramente i suoi svantaggi ma porta con sé anche la sua utilità.
L'origine di questo "pezzettino" di noi stesse risiede nella nostra storia di vita e probabilmente sarà nato come compromesso a terribili paure di bambine.
Se prendiamo consapevolezza del peso del nostro perfezionismo interno e scegliamo di intraprendere un percorso di terapia personale sarà importante conoscere questo aspetto di noi stesse.
Nel percorso di conoscenza potremmo dare un nome a questa voce, immaginare le situazioni in cui interviene ed ascoltare che tipo di voce ha il nostro critico interno.
Potremmo ritrovarci davanti ad un "vecchio saputello" che sentenzia ogni nostro errore con pene di umiliazione che però è nato per proteggersi dal rifiuto che i nostri genitori avevano quando non eravamo "la figlia obbediente e brava".
Conoscere questo "vecchio saputello" o "la donna arida" che risiede dentro di voi, libererà la vostra anima creativa e permetterà di potervi sperimentare senza condanne al primo sbaglio.
In questo viaggio creativo le donne comprendono l'origine di tutto ciò e familiarizzano con le parti fragili, percependole non più come difetti ma come parti indispensabili di sé per ritrovare l'equilibrio interno.
Avere infatti una voce che detta perfezionismo dentro di noi, pone un grosso sbilanciamento tra ciò che dobbiamo essere a tutti i costi e ciò che in realtà siamo.
Riportare questa "bilancia psichica" in equilibrio significa proprio riuscire ad integrare le nostre fragilità con il nostro desiderio di perfezione. In questa unione in cui tollereremo finalmente gli aspetti che prima non sopportavamo di noi stesse, la voce critica si calmerà per dare spazio ad altri modi creativi di sperimentare le nostre giornate.
 Trasforma la critica in creatività.
Metti a tacere il tuo critico interiore.

Perciò iniziate a prendere conoscenza del vostro aspetto giudicante, che spesso incastra la vostra voglia di progettare e che impedisce di sentirvi soddisfatte...
come vi fa sentire questo continuo giudizio su ciò che fate?
Contate più successi o fallimenti nella giornata?
E gli errori che fate... quanto logorano i vostri pensieri?


In fondo è proprio nella nostra natura selvaggia essere imperfette.
Il viaggio coraggioso che possiamo intraprendere
consiste nel riuscire ad accettare le nostre imperfezioni
per poi ridarne un significato diverso.
Le nostre fragilità diverranno le parti di noi che prima cercavamo disperatamente negli altri.

Buona settimana donne nuove!
Barbara



mercoledì 1 aprile 2015

"Di che tipo di corazza sei prigioniera?"

La protagonista della scorsa settimana è stata Cenerentola, l' archetipo (modello) dell'eterna fanciulla. Questa donna è rimasta intrappolata nelle immagini che gli altri hanno di lei e che assume in cambio di affetto (ma anche in cambio di potere... ci sono sempre dei vantaggi nei ruoli che vestiamo!).
Invece questa settimana vorrei citare il modello opposto di donna, ovvero il mito della "Donna Guerriera" o dell' "Amazzone Coraggiosa".
Questo archetipo rappresenta una donna che per affermarsi mostra molte doti maschili, diventando una donna in carriera a tutti gli effetti e mettendo "i pantaloni" rifiutando completamente le gonne.
Questa scelta diviene radicale e quindi ingabbia questa donna:
 indossare la gonna, ovvero le qualità femminili di ascolto e sensibilità potrebbero comportare "una grande fregatura"... così ci si inasprisce e si mostra il proprio scudo come simbolo della propria forza ed autonomia.
Molte donne al giorno d'oggi, per dimostrare che non sono inferiori al genere maschile, esasperano questo ruolo di "guerriera" per far vedere che non ci manca di certo la determinazione e la sicurezza interiore. 
Però spesso estremizziamo questa tendenza da eroine "alla Xena" (noto telefilm in cui una guerriera è la protagonista) ed è proprio questa esasperazione che ci porta lontane da tutto ciò che ci appartiene, ovvero la femminilità più sensibile... credendo che al primo segnale di queste qualità verremo abbandonate o rifiutate.
Lo scudo da guerriere quindi diviene una corazza contro l'angoscia dell'abbandono e contro la nostra parte indifesa, debole e vulnerabile.
"Esser considerate innocue fa ribollire il sangue di alcune donne;
cercano di essere sgradevoli scimmiottando i modi degli uomini.
E ci riescono.
Tracannando whiskey liscio, con gli occhi annebbiati.
Spavalde aspettando la gloria."
Carolyn Kizer 
Fin dagli antichi tempi, la cultura delle Amazzoni disprezzava gli uomini togliendoli dai posti di comando. Spesso le Amazzoni schiavizzavano gli uomini ed assumevano le funzioni maschili di potere. Queste donne addestravano le figlie ad una legge di vita fatta di cicatrici vistose e di dure battaglie all'ultimo sangue. 
Si dice addirittura nella leggenda che le Amazzoni si facevano asportare la mammella destra per tirare le frecce con più precisione!

In questi comportamenti non c'è altro che un'identificazione inconscia con il maschile.
Spesso se una donna ha avuto un padre irresponsabile e non presente affettivamente, la tendenza abituale è quella di reagire contro di lui indirettamente: ovvero si vestono i panni maschili per rivendicare in un secondo tempo una figura genitoriale poco affidabile. 
Questo diviene un compromesso davanti all'amara sofferenza e all'abbandono subito nei primi anni di vita.
Il desiderio quindi diviene quello di controllare il mondo esterno, percependolo privo di rischi.
La donna Amazzone però al posto di integrare gli aspetti maschili che potrebbero renderla completa, ne abusa identificandosi a pieno titolo con le funzioni del potere "maschile".
In questo senso ne diviene vittima perché in realtà lotta contro un passato non elaborato.
Come sostiene la psicoanalista Linda Leonard:

 "è importante riconoscere di che tipo di corazza è prigioniera la donna che veste questo ruolo.
Se non lo capisce continuerà a difendersi da ciò che ha dentro.
Avrà bisogno di accettare la sua Ombra di debolezza.
Spesso sotto il guscio di forza dell' Amazzone si trovano passività e dipendenza ed un fortissimo bisogno che può consumare quelli che le stanno attorno.
Accettare la propria debolezza non significa passare per sempre alla posizione opposta di "donna accudente", sebbene questo possa essere un momento necessario per lo sviluppo.
Se l'Amazzone può imparare a dare un valore alla sua vulnerabilità e agli aspetti della vita che non possono essere controllati, sarà in grado di trovare nuove fonti di forza."

Il "passare alla posizione opposta" è una fase che spesso noto nel mio studio: o vestiamo il ruolo di "donna accudente" o passiamo direttamente al ruolo di "spietata battagliera".
Diciamo poi che per noi donne non è semplice integrare questi due modelli perché spesso ci troviamo a rifiutare la rabbia amara o al contrario la nostra fragile vulnerabilità... per non parlare poi dei modelli che ci vengono proposti sin da piccole, ovvero le principesse totalmente buone, le streghe totalmente cattive o le donne travestite da uomini guerrieri. 
L'integrazione quindi fin dai nostri primi anni di vita, anche nei messaggi che vengono dal mondo esterno, non viene promossa.
Al contrario la nostra immagine deve esser chiara e quindi deve avere una precisa sfaccettatura ad esempio della ribelle orgogliosa o dell'umile donna accondiscendente. Spesso questi due modelli possiamo adottarli in momenti differenti della nostra vita ma anche qui siamo lontani dal nostro vero sé...
Il concetto del "Sè" è un'obiettivo molto duro da raggiungere... infatti quando siamo "centrate" e non siamo in preda dei ruoli che utilizziamo abitualmente della vittima, della spavalda, dell'insicura, della romantica, dell'ostile o della "credulona" possiamo affermare di essere libere da queste maschere e di aver preso contatto con il nostro "vero Io".
Riprendendo le parole di Linda Leonard nella "Donna Ferita":

"Donne che cadono nel comportamento archetipo dell' "Eterna Fanciulla" hanno bisogno di rendersi conto della loro forza e scrollarsi la loro identità di vittima.
Donne che sono catturate dalla tendenza da "Amazzone" al controllo, hanno bisogno di vedere in che misura il controllo può essere una falsa forza e di apprezzare l'essere aperte verso ciò che non può essere controllato."

Ed in voi donne che leggete, quale ruolo sentite più vicino al vostro modo di vivere?
Sentite di essere più inclini alla "Donna accudente", elogiate per la vostra compiacenza, capacità di mediazione e cooperazione?
O al contrario vi sentite più "Amazzoni", determinate ed in carriera?
Ricordiamoci poi, che spesso questi due modelli convivono nella stessa donna...

"Mi sono ritrovata prigioniera in due terribili corazze, quella da Diva e quella da Martire.
Quando dovevo affacciarmi al mondo lavorativo diventavo una competitiva "Diva Guerriera", pronta a sacrificare ogni energia pur di brillare davanti agli altri e dimostrare il mio potere.
Ma quando ritornavo a casa, tra le mura domestiche mi ritrovavo a vestire i panni di una "Martire Frustrata" che non riusciva ad imporsi e alla fine scendeva sempre ai compromessi degli altri, nel nome del ruolo della "Salvatrice" delle liti quotidiane."

cit." La Donna Ferita"

Buona settimana Donne Nuove!
Barbara


mercoledì 25 marzo 2015

1 buon motivo per non cadere nella "Cenerontolite"!

Leggo spesso titoli accattivanti tra cui:
“9 motivi per non essere stressati, 
arrabbiati, 
   nervosi,...”.
Come se per convincerci a non essere in un certo modo, dovremmo avere un milione di motivazioni che ci tolgono dalla tentazione di reagire come facciamo abitualmente.
Oggi, dopo un po' di settimane di assenza, volevo scrivervi anch'io un bel titolo accattivante ma poi ho riflettuto: perchè scrivere sempre mille motivi “per non esser...” e non solo uno?
Mi ha colpita l'uscita del film che ha popolato l'infanzia di tutte noi da bambine:
Cenerentola.
Chi di noi non ha fantasticato di essere questa “famosa stracciona”?
Chi non ha mai sognato di incontrare il principe azzurro,
che in un lampo porta via tutti i nostri guai?
O tutta la nostra solitudine?
Se poi a condire questa favola c'è una protagonista sempre bella (anche se vestita di stracci), delle sorellastre brutte e cattive ed una matrigna perfida con tanto di padre assente... direi che per noi può essere anche una condanna questa storia!! ;-)
Non a caso Jung ribadiva l'importanza degli archetipi nella costruzione della nostra identità, ovvero quei modelli di "donna" o della relazione uomo donna proposti dalla nostra cultura fin da piccoli.
Così siamo cresciute con questo “mito” e siamo state in un certo senso influenzate dal “pensiero magico” del principe azzurro.
Ma chi è poi questo principe??
 E serve davvero a farci evolvere da povera sguattera ad invidiatissima principessa?
Quando la “cenerentolite” invade il nostro modo di vivere, ci sentiamo smarrite senza una presenza maschile costante e cadiamo in un futuro senza speranze se non riusciamo a trovare un partner.
La cenerentolite non è altro che il potente desiderio di avere un uomo “perfetto” a tutti i costi ed abbandonarci a lui, annullando ogni nostra pretesa. E' la totale dedizione a quest'uomo, smarrendo ogni nostra indipendenza.
Spesso questo modo di vivere il rapporto può trasformarsi in un'altra fiaba che ha dominato le nostre infanzie: “la Bella” ovvero colei che impegna ogni energia per trasformare la “Bestia” in un bel principe. Questo passaggio lo possiamo incontrare proprio nelle dipendenze affettive dove regna la speranza di cambiare quell'uomo.
Nelle fiabe il messaggio che spesso si può cogliere è il bisogno di un partner per stare meglio e per liberarci dalle dinamiche famigliari infelici.
Anche la trasformazione è collegata alla conquista del principe... rinfreschiamo il nostro ricordo:



Nella storia di Cenerentola, la protagonista cerca di dimostrare che può andare al famoso ballo e conquistare così il popolare principe “che tutte vogliono”.
Questo sottile messaggio può fuorviare la nostra credenza:
“se liberarti tu vorrai, trova il principe e la felicità avrai”.
La cenerontolite quindi è alle porte di ognuna di noi: potrebbe esser scambiata come l'unica possibilità di affermarci e di dimostrarci donne a tutti gli effetti.
Il bisogno di appoggiarsi fa parte di tutte noi e non diventa una prigione se siamo anche in grado di “camminare da sole”. Diviene invece una “maledizione” se è nostra la credenza di non riuscire a vivere senza quella persona, per nessun motivo al mondo.
Ma donne... l'unico e vero motivo per non cadere in questa ricerca ansiosa di un compagno è proprio lì davanti a voi stesse.
E non intendo quel ricordo, 
quella foto nostalgica 
o quella vostra amica “che è stata più fortunata di me con gli uomini”.
La vera ragione per non cadere nella corsa al principe azzurro 
siete voi stesse.
Non abbandonate la vostra ricerca interiore per un illusorio salvagente.
Non rinunciate a voi per un'antica credenza:
"se non ti prendi cura di un uomo, non ha senso il tuo vivere."
Non idealizzate chi vi sta di fronte come un “principe azzurro”,
trascurando tutta la prepotenza con cui vi umilia.
E non cercate di “riaggiustarlo” per renderlo più simile ad un reale con tanto di corona:
cercate voi stesse, non il compagno di Cenerentola.
Chiedetevi il motivo di questa vostra ricerca,
andate in profondità e non abbiate paura:
 il motivo per cui state spostando l'attenzione su quell'uomo fa parte di voi e della vostra storia.

Posate quindi la corona ed il vestito "da conquista":
iniziate invece la ricerca della vostra natura selvaggia.

Buona settimana Donne Nuove!
Barbara


mercoledì 4 marzo 2015

Sei disposta a rischiare di sentire il tuo cuore?

Se provate a digitare la parola "rischiare" ecco qui quello che apparirà:
  • 1 Mettere a repentaglio qualcosa: RISCHIARE LA VITA.
  • 2 Correre un determinato pericolo: RISCHIARE IL FALLIMENTO; 

    RISCHIARE DI SBAGLIARE.

    Alle volte sembriamo così attaccati a tutto quello che sembra rassicurarci ma poi ci ritroviamo insoddisfatti. 
    Prendere le distanze da tutto ciò è troppo frustrante ed il costo sembra troppo alto.
    Bendiamo così la nostra curiosità verso "quello che potremmo essere", pensando di essere sognatori infantili senza ormai speranze.
    Ma è proprio questo nostro fissarci sulle abitudini, spesso tossiche, che spezza le ali alla creatività che invece ci farebbe sentire energici e vitali a fine giornata.
    Ci imprigioniamo in ruoli senza scampo, con un quintale di sensi di colpa alla sola fantasia di evadere.

    Ma dove è andato quel sano bisogno di bambino/bambina del passato?
    Dove sono finiti quei desideri ardenti dell'adolescente che siamo stati?
    In che posto sono stati soffocati quei sogni di donna/uomo che avevamo?
    Semplice, li neghiamo.
    Non solo, ci colpevolizziamo per aver "ancora" quel desiderio e lo reprimiamo aumentando ancora di più i ritmi quotidiani.
    Ma per quanto potremmo andare avanti così?
    Quanto sono forti i valori collettivi del "portar pazienza" ed dell'accontentarsi?
    A proposito di ciò, vi riporto una copia delle pagine di Riza Psicosomatica (una nota rivista scientifica) degli anni '80 per entrare proprio nel vivo di ciò che possiamo permetterci di fare o al contrario non possiamo fare assolutamente.


    Notate come i sogni e l'istinto sono mescolati con la violenza e l'eroina... addirittura il commuoversi, la collera e l'improvvisazione sono nella categoria del "male".
    Non stiamo guardando le pagine di un trattato del 1500 ma una rivista che appartiene agli anni della giovinezza di molte persone che stanno leggendo questo blog!!
    Probabilmente ognuno di noi è influenzato da una cultura che muove questa scissione (divisione), facendoci sentire "maledetti" se solo ci arrabbiamo o sogniamo.
    Questa consapevolezza ci può portare ad andare oltre alle credenze "condivise" di cosa dovremmo fare e di come vorremmo diventare, per ascoltare di più il nostro istinto.
    Il nostro istinto ci porta al di là delle categorie del "bene" e del "male" e libera i vissuti spesso bloccati da rigidi doveri.
    Solo la comunicazione tra il nostro istinto e la nostra razionalità potranno farci sentire liberi.
    Quindi anche se rifiutiamo di fare quello che dice  "la nostra pancia", almeno diamole ascolto!
    Per un momento fermati ed ascoltati:
    cosa saresti spinto a fare, senza chiamare la razionalità che detta legge?
    Fantastica su ciò e poi richiama tutti i principi che hai interiorizzato.
    Proprio questo può rappresentare il più grande rischio:
     fermarti ed ascoltare le tue emozioni. 

    Perciò rischia di guardate dietro alle tue rigide scelte, se non ne sei convinto/a.
    Esplora quello che si nasconde dietro la scelta di rimanere con quella persona.
    O al contrario scopri cosa c'è dietro a quel gesto mai fatto...
    a quel messaggio mai scritto...
    a quella proposta mai accettata...
    a quella persona mai ascoltata.

    Scegliendo di non scrivere a quella persona, a cosa hai rinunciato?  
    O al contrario cos'hai mandato giù, accettando di stare con quel partner?
    Come suona questa rinuncia nella "tua pancia"?
    Cosa ti spaventava così tanto?
    Cos'hai paura di sentire? 
    Spesso ci chiedono, parlando d'amore:
     "qual'è la cosa più pazza che avete fatto?" 
    "Quanto siete stati disposti A RISCHIARE per conquistare la persona amata?"

    Ribaltando questo interrogativo...
    Sei disposto/a a rischiare di lasciare le tue maschere abituali,
    le tue rigide auto-critiche,
    le credenze trasmesse dalla cultura,
    per conquistare la tua spensieratezza?
    Sei disposto/a a concederti questo rischio?

    Per tutti voi queste immagini e buona settimana... di fantasie un po' rischiose ;-)
    Barbara

    Prendi il rischio 
    La vita inizia alla fine della tua zona di "comfort" (di abitudine-comodità)
    Dovresti.
    Vorresti.
    Potresti.
    Fallo!
    Io non sono quello che mi è successo.
    Io sono quello che scelgo di diventare. 
     Non perdere te stesso nella tua paura
     Basta sottovalutare te stesso!



mercoledì 25 febbraio 2015

Il predatore delle fragilità femminili

Questi uomini ci vengono presentati in tutte le salse,
con un fondamentale denominatore comune:
uno spiccato senso del controllo associato ad un'estrema seduzione.
Spesso si tratta di uomini molto affascinanti, divertenti, ottimi imprenditori di sé stessi ed in più al corrente di tutte le tattiche (di fantasia, tenerezza, premura) necessarie per ammaliare una donna.
Ma questo iniziale paradiso diviene spesso solo un ricordo di un legame che vi farà dipendere senza poter avere voce in capitolo.
 “Benvenute” nella tela che questo tipo di persona tesse attorno alle vostre fragilità.

Prima o poi in questo blog, non potevo fare a meno di arrivare ad “ospitare” quello che spesso in psicoanalisi viene definito “il predatore” della psiche fragile della donna.
In parole più semplici, l'uomo che rende schiave le anime fragili delle donne.
Spesso questa “tipologia” di uomo ci viene presentata fin da piccole come colui che necessita del nostro prezioso aiuto e che grazie a noi potrà cambiare (la filosofia abbracciata anche dall'attuale film “50 Sfumature di Grigio”).
Una delle caratteristiche principali dell'uomo “ammaliatore d'anime vulnerabili” è la sua spiccata sensibilità nel cogliere i vostri bisogni. Vi sembrerà infatti SOLO ALL'INIZIO una persona dotata di un'estrema  empatia nei vostri confronti.
L'origine della sua tela manipolativa è proprio questo: cogliere le vostre fragilità e porsi in una posizione “genitoriale”, in cui finalmente è arrivato lui... l'uomo che vi salverà dai vostri vuoti e dalle vostre mancanze.
Questo potente aggancio vi farà sentire dannatamente attratte da questa persona; anche se sarete spaventate dalla sua lettura così diretta dei nostri bisogni più profondi, ne sarete contemporaneamente incantate.
Ma tutto ciò non è altro che un'illusoria luna di miele che servirà solo per creare un legame di dipendenza. Infatti “l'incantatore di bisogni” che avete davanti, non appena sentirà di avervi nella sua tela di potere, smetterà di cogliere le vostre necessità ma al contrario sarete voi a dovervi far carico dei suoi bisogni.
Tale posizione diventa una prigione per la donna, che forse già nel suo passato è stata protagonista di controlli e giochi di potere con le proprie figure genitoriali.
Diventare, dopo la subdola fase di corteggiamento, l'ipotetica “salvatrice” di quell'uomo ci fa entrare in un tunnel senza possibilità di uscita.
Infatti non riusciremo mai a cambiarlo, anzi ad ogni tentativo di “aiuto” lui risponderà con due precise opzioni: la fuga o una grossa scarica di aggressività che vi colpevolizzerà minacciando la fine della storia.
Con questo tipo di relazione non c'è mai parità tra i due partner.
Ritornando all'uomo che incontriamo in questo tipo di legame oltre alla sensibilità manipolativa, vengono utilizzate altre strategie al fine di rendere sempre più sbilanciato il rapporto.
Ci si ritrova paralizzate da pesanti critiche e subdoli confronti che demoliscono ogni risorsa della donna predata, facendola sentire la compagna sempre più imperfetta.
Gli attacchi verbali sono tra i più vari (“Ma come ti sei conciata? Dove vai vestita così? Sei diventata come quelle tue amiche che se ne fregano del partner?”) con l'unico scopo di distruggere ogni vostro tentativo di differenziarvi da lui ed allontanarvi dal suo ideale di donna.
Il tema degli ideali è spesso ricorrente; infatti il “predatore” non si fa scrupolo di paragonarvi alle sue ex o ad altre donne, che hanno sempre qualcosa in più rispetto a voi.
Di conseguenza il vostro animo “catturato” non farà altro che sentirsi inferiore, tentando ogni strategia per diventare “come lui vi desidera”.
Spesso ho ascoltato voci di donne che si sono estraniate dal loro “stile di vita” o dal loro modo di pensare, pur di diventare l'immagine perfetta che il compagno desiderava.
Questo intrigo toglie il controllo che la donna ha su di sé, rendendola un burattino bersaglio di richieste irrealistiche.
Non sarete quindi mai il suo ideale e
non avrete abbastanza carisma o intraprendenza.
Vi ritroverete spesso con l'angoscia di poterlo perdere per “non essere abbastanza” rispetto a quello che lui vuole, 
sentendo un potente smarrimento ed una grande "fame" della sua approvazione.

Questo “parassita” delle vostre risorse vi allontanerà talmente tanto dalla vostra identità, che ad un certo punto vivrete in funzione sua: si creerà una sorta di fusione in cui ogni vostra energia sarà impiegata per diventare il suo ideale.

Una perplessità che resta alle donne che si accorgono di questa manipolazione è spiegarsi come la stessa persona seduttiva e sensibile dell'inizio si sia potuta trasformare nel predatore sadico con cui hanno avuto poi un legame distruttivo.
Oltre a ciò, ci si domanda spesso come quell'uomo non si sia reso conto del male che ci ha fatto, manipolando le nostre richieste più fragili. E di conseguenza si sfiora la possibilità di poterlo comprendere, diventando non più la “ sua salvatrice” ma la “terapeuta” del suo passato irrisolto.
Questo però, per l'ennesima volta, vi allontanerà sempre di più da quello che voi siete e dai vostri bisogni più profondi.
Vi ritroverete sempre a vivere “in funzione di” qualcuno che cercate di cambiare.
Indubbiamente la “fase di smascheramento” di questo predatore è l'iniziale approccio per poter recuperare per poi proteggere le vostre fragilità.
In questa fase è necessario per ogni donna sentirsi protagonista del capitolo in cui si rivedono i passaggi di quel legame, con occhi consapevoli.
Questo passaggio permette di farci recuperare la padronanza di noi stesse e di comprendere cosa veramente stava accadendo in quella “ragnatela” relazionale.
Non è sicuramente un cammino semplice, in quanto assieme alla perdita dell'ideale che avevamo di quel “principe azzurro”, dovremmo esser pronte a rivedere anche il nostro ideale di “donna accudente”.
Ma tutto ciò appartiene un po' alla “fisica dell'anima” , citata nelle parole di “Prega, mangia, ama”:
Alla fine sono arrivata a credere in una ricerca che io chiamo La Fisica dell'Anima, una forza della natura governata da leggi reali quanto la legge di gravità. La regola di questo principio funziona più o meno così: se sei abbastanza coraggiosa da lasciarti indietro tutto ciò che ti è familiare e confortevole e che può essere qualunque cosa, dalla tua casa a vecchi rancori, e partire per un viaggio alla ricerca della verità, sia esterna che interna, se sei veramente intenzionata a considerare tutto quello che ti capita durante questo viaggio come un indizio, se accetti tutti quelli che incontri strada facendo come insegnanti, e se sei preparata soprattutto ad affrontare e perdonare alcune realtà di te stessa veramente scomode, allora la verità non ti sarà preclusa.
Buona settimana Donne Nuove
Barbara